TINTILIA

Enologia molisana

Durante il laboratorio, guidato da Pierluigi Cocchini, verranno degustate cinque tintilie, du cui una verticale di quattro annate dell azienda Vinica.

La storia di questo vino rosso risale agli anni del regno Borbonico infatti, secondo studi sul DNA e fonti documentarie scoperte di recente grazie alle ricerche condotte dall‘Università degli Studi del Molise, il vitigno originale della Tintilia risale circa alla metà del ‘700. Fonti che ne confermano anche la denominazione: Tintilia (in alcuni scritti del 1800 viene chiamata Tintiglia), dallo spagnolo “Tinto”, che vuol dire, appunto, rosso.

Nonostante la sua veneranda età, storicamente parlando, questo pregiato vino molisano è stato messo da parte intorno agli anni ‘60, quando i coltivatori locali si spostarono in zone pianeggianti, preferendo la quantità alla qualità.

Solo negli ultimi 15 anni la Tintilia è stata riportata alla luce, grazie ad alcuni viticoltoriche hanno scommesso ed investito nella ricerca e nella qualità, e che alla fine hanno vinto, visto che la Tintilia oggi è riconosciuta come unico vino interamente autoctono, riscuotendo successo nei maggiori eventi enologici internazionali.

Inoltre la Tintilia è stata oggetto di recensioni da parte de Il Sole 24 Ore, che la definisce “vitigno simbolo della crescita dei vini molisani”, ma anche su Gambero Rosso, che proprio questa settimana ha inserito il vino molisano nella rubrica “Viaggio tra i vitigni autoctoni”. Senza dimenticare i numerosi sommelier che ne decantano le qualità in giro per il mondo.

Le bacche nere danno quindi vita ad un vino molto carico di colore, un vino rustico,ma che conserva comunque un eleganza, determinata dal leggero retrogusto di liquirizia.

La Denominazione di Origine Controllata “Tintilia” è nata nel 2008, e le tipologie riconosciute sono 3: Molise Tintilia, Molise Tintilia Riserva e Molise Tintilia Frizzante. L’iscrizione al Registro delle Varietà di Vite invece è avvenuta solo nel 2012, quando la Tintilia è stata finalmente riconosciuta come vitigno autoctono della regione Molise, lasciandosi alle spalle la vecchia definizione, che la vedeva legata al Bovale grande, un vitigno di origine sarda.

Pierluigi cocchini, relatore

Nato Pescara nel 1961; dopo gli studi primari e secondari di primo e secondo grado e la Laurea in Scienze Agrarie conseguita nel 1988 presso l’Università degli Studi di Perugia, viene assunto dall’ARSIA Molise, ex Ente Regionale di Sviluppo Agricolo per il Molise – Sez. di Termoli (CB), dove attualmente riveste la qualifica di Funzionario (area quadri) e specializzato nei settori: vitivinicolo, frutticolo, marketing delle produzioni agroalimentari e microfiliere produttive.

Negli anni ha conseguito numerose specializzazioni, in particolare, nell’ambito del settore vitivinicolo e dell’analisi sensoriale.

Parallelamente, svolge attività didattica come docente Slow Food per i Master di Vino (primo, secondo e terzo livello) e di Birra (primo e secondo livello), di collaboratore di guide enogastronomiche, di consulente enogastronomico e di wine maker.

Principali referenze

  • Slow Food – Docente Master Vino I, II, III livello
  • Slow Food – Docente Master Birra I, II livello
  • Osterie d’Italia, Slow Wine e Birre d’Italia di Slow Food Editore – Collaboratore
  • I. T. Agrario “San Pardo” di Larino docente corsi extracurriculari Viticoltura, Frutticoltura
  • L’Espresso – Guida Ristoranti
  • Gambero Rosso Editore – Responsabile Guida Ristoranti d’Italia per Abruzzo e Molise
  • Gambero Gosso Editore – Coautore Guide Ristoranti d’Italia, Milano, Roma e Foodies
  • Mensile del Gambero and Cook Ink – autore
  • www.scattidigusto.it – collaboratore
  • www.cucchiaio.it – collaboratore
  • www.frizzifrizzi.it – collaboratore
  • www.spaghettijunction.it – autore